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Il drive to store funziona? L’indagine di RetailTune

Il drive to store funziona? L’indagine di RetailTune

Ecco i risultati della ricerca su un panel di utenti online: lo studio si focalizza su quanto il digitale incrementi il traffico nello store fisico

L’omnicanalità è un concetto ormai alla moda, sempre più spesso discusso in convegni, eventi e in tavole rotonde prestigiose, così anche le aziende retail e wholesale sono sempre più orientate a intercettare il consumatore omnicanale, quello che compra ovunque (online, offline, on life), ma soprattutto quello che è sempre più alla ricerca di informazioni prima di acquistare. Ecco il nodo della questione, ma anche la sfida più grande per le aziende.

Ricerche dimostrano che oltre l’80% dei consumatori consulta più di otto fonti di informazione prima di procedere all’acquisto. Questa fase esplorativa si traduce in azioni: chiamate o WhatsApp al negozio, richieste di direzioni stradali, appuntamenti in negozio, Back in Store o Reserve in Store.

A dimostrazione di quanto i consumatori abbiano ancora un notevole interesse per il negozio fisico, alcuni dati di Google ci rivelano che il 76% di chi clicca su “Indicazioni stradali” e il 43% di chi clicca su “Chiama” si reca in punto vendita entro 24 ore, e di questi il 28% acquista.

Le aziende non devono quindi fare altro che incentivare gli utenti a recarsi in punto vendita, mettendo in atto una solida strategia di Drive to Store e Local Digital Marketing. Tutto questo in teoria, ma poi funziona davvero? Il digitale riesce a portare consumatori in punto vendita?

RetailTune lo ha chiesto a un panel di 400 utenti che hanno effettuato una richiesta di Back in Store o Reserve in Store, mostrando un forte interesse verso l’acquisto di un capo.

Secondo la ricerca, il 42% degli utenti contattati dal negozio dopo una richiesta di Back in Store va in negozio e di questi il 45% acquista, la metà più di un capo.

Le percentuali aumentano ulteriormente se l’utente richiede di riservare il prodotto in negozio. In questo caso infatti, il 75% delle utenti contattate dal negozio si reca in punto vendita e l’86% finalizza l’acquisto del capo desiderato.
Anche gli utenti non contattati acquistano comunque, ma solo per il 15%.

I risultati ci dicono quindi che chi non viene contattato dal negozio a seguito di una richiesta va meno in negozio e compra meno. Ecco perché dare risposta alle richieste di chi si interessa al brand o a un prodotto è fondamentale per aumentare la fidelizzazione dei clienti e il traffico in store. Il modo più facile per farlo è dotarsi di strumenti che agevolino il contatto tra utente e punto vendita e aiutino a trasformare le richieste online in vendite offline.

“Siamo sempre stati convinti che il digitale sia anche fisico”, dice Claudio Agazzi, Founder e CEO di RetailTune, “è fatto di persone, che hanno bisogni e desideri da soddisfare in uno specifico momento e in un determinato luogo, e la nostra indagine conferma quanto abbiamo sempre sostenuto. Il Drive to Store non è un concetto da tavola rotonda, ma ha una dimensione reale e se ben gestito è fonte di business. Quello che mancava era un supporto al punto vendita nella gestione quotidiana delle richieste, così abbiamo creato AppDate, l’app B2B che permette al personale di vendita di rispondere ad ogni richiesta degli utenti (nuovo appuntamento, informazioni, Back in Store, Reserve in Store, nuova recensione o nuova chat su Google) direttamente da mobile, ovunque e in tempo reale, grazie alle nuove notifiche push”.